|
Una consuetudine storicamente radicata
Petilia Policastro Colle della Chiesa croce incisa nelle grotte
Il Crocifisso negli uffici e nelle nostre scuole? Non é la trovata occasionale di un burocrate bigotto di qualche decennio fa, e nemmeno eredità di mode, poi desuete, del secolo romantico, né i dettami o le imposizioni di stili austeri in periodo di Controriforma; la tradizione affonda invece le radici fin nelle origini della nostra civiltà, quando nel Sud di scuole non ve n’erano, né pubbliche né private, ma la Croce veniva esposta in ogni ambiente di lavoro, siano stati essi grotte, antichi casali, laboratori.
Ora é giunta fino a noi a perpetuare la consuetudine anche in uffici e scuole. Come sono stati intuiti gli effetti nel presente di una tradizione che risale a così lontane origini? La verità é scaturita dalla osservazione di simboli che il passato ci tramanda intatti. Le finalità originarie? Sembrano abbastanza evidenti: la tradizione di apporre tali simboli negli opifici rappresentava la venerazione per il divino insieme ad una coscienza cristiana per la quale il benessere e la grazia, come tutto, passano attraverso la benevola concessione del Signore.
L’origine della tradizione negli antri degli insediamenti rupestri
Cotronei - grotte di Liffi
L’elemento più originale, anzi straordinario dell’evento é che i segni di quella tradizione, si originano in grotte in cui monaci e laici operarono spesso ancor prima dell’anno mille.
- Una grande (in foto) croce ormai insita nella crosta millenaria, sul fondo di una grotta, in alto, denuncia l’uso di una antica tradizione che tuttora si perpetua. La grotta é parte del sito rupestre di Colle della Chiesa in Policastro, ma la simbologia si ripete in tante altre grotte non solo nello stesso insediamento ma anche in quello di Vurdòi, in Caccuri.
- Altra croce è affrescata nell’insediamento rupestre di Rocca di Neto.
- Altra Croce in un ambiente lavorativo ipogeo a Policastro (in foto)
- Due croci una greca ed una latina, posta di rimpettai ornano una cosiddetta “grotta” laurotica; fu abitata nell’alto medio evo (comunque ancor prima del X sec. d.C.) da monaci italo greci in un periodo che potremmo considerare risalente all’origine della diffusione del cristianesimo all’interno della Calabria.
Dalle grotte medievali agli antichi casali
Petilia, casale Madia, croce ed icona in frantoio
Ma la vera sorpresa è il fatto che poi la simbologia si ripropone a distanza di secoli al di fuori delle grotte, nei laboratori posti nei casali soprattutto rurali e spesso le croci sono accompagnate sistematicamente da icone: in contrada San Demetrio di Petilia Policastro, sede fin dal XII sec. di un piccolo monastero prima si opina basiliano per via del toponimo, poi cistercense, persistono insieme una croce ed una icona sia nei frantoi del Casale Madia settecentesco (in foto), che in quelli del Casale Carvelli ottocentesco. Ed allora è uopo intuire che alcune volte la croce latina e l’icona bizantina hanno dato luogo ad una storica convivenza che si perpetuò anche dopo lo scisma d’oriente operato nel 1054 da Papa Leone IX e dal Patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario.
Le croci di Vurdòi
Caccuri casale Lopez croce nel granaio
Caccuri casale Lopez croce in laboratorio contadino
Un discorso a se pretende il casale Lopez, di Vurdoi, in Caccuri. Lunga la storia: fin dal 1200 era già grangia dell’abbazia florense. Negli opifici, più volte riattati, in cui s’intersecano elementi trecenteschi e settecenteschi, v’insistono solo croci, non icone: i Florensi, come Benedettini e Cistercensi, furono assertori del cattolicesimo latino e l’icona era simbologia cara al monachesimo greco. Grandi croci sui muri di palmenti e frantoi, ma suggestive sono quelle poste negli antichi granai, settecenteschi, site al limite massimo del grano contenibile lungo una linea prestabilita e disegnata per tutto il perimetro. La croce, s’intuisce, “era tenuta” a vegliare sulla vera ricchezza del popolo, cioè l’approvvigionamento frumentario e rappresentava una “lauda” a Dio per la tangibile “grazia”.
Un segno di croce, nella tradizione operaia
Anche in altre manifestazioni delle nostre tradizioni popolari sono ancora presenti gli effetti di quell’antica consuetudine. La croce é talvolta il segno che incide il pane crudo; una volta il contadino dopo aver prodotto manualmente il mucchio di grano sull’aia, prima di insaccarlo vi operava sopra il segno di una grande croce; tuttora il pastore dopo aver estratto dal “caccavu” l’impasto “cagliato”, prima di dividerlo ed inserirlo nelle fiscelle, vi fa un segno di croce col cucchiaio ligneo. Comunque se gli aspetti suesposti attribuiscono alla croce nei laboratori una funzione sia religiosa che augurale, è ben chiaro che essa non fu mai figura apotropaica nella mera funzione di esorcizzare il male.
La consuetudine
La presenza del Crocefisso oggi negli uffici, nei laboratori, nelle scuole, è dunque un’atavica consuetudine che risale agli antichi abitatori degli insediamenti rupestri, successivamente al basso medio evo, quindi all’età moderna, ed infine è a noi pervenuta.
|