|
Bugie, bugie, ancora bugie !
“A me m’ ha rovinato Garibaldi!”: questa è la frase che ricorreva nelle regioni meridionali all’indomani dell’ invasione e della conquista del Regno delle Due Sicilie. Era un’affermazione sacrosanta. Garibaldi si era presentato come il difensore dei deboli, il liberatore dai tiranni, la gente del Sud aveva creduto ciecamente ai suoi proclami, alle sue promesse, tutti gli ubbidivano, pensavano veramente che potesse migliorare le loro condizioni. Invece quell’avventuriero era un docile strumento nelle mani dei
Savoia: rozzo, ingenuo, credulone e volubile, le sue “favolose promesse” erano soltanto parole. Già i fatti di Bronte avevano dimostrato chiaramente le vere intenzioni degli invasori. Bronte? Perché proprio Bronte? I soliti “bene informati” dissero che Garibaldi non poteva non punire le ribellioni di quei contadini, perché in quel momento inopportune: era l’ennesima bugia o mezza verità. E nonostante deplorevoli avvenimenti di cui il “dittatore” fu protagonista, la sua popolarità, alimentata anche da una propaganda di parte, rimase intatta per oltre un secolo. Iscrizioni, monumenti, targhe in suo onore comparvero un po’ dappertutto, specialmente in Calabria.
Ma la “conquista” garibaldina fu la rovina del Sud, aggravata dalla sanguinosa guerra civile, italiani contro italiani, della durata di oltre dieci anni con distruzioni spaventose, migliaia di morti, migliaia di combattenti catturati e trasferiti nelle prigioni e nei campi di concentramento dell’Italia Settentrionale ( su questo drammatico periodo si tornerà in un’altra occasione con particolari agghiaccianti avvenuti nei lager piemontesi: i lager nazisti di cui tanto si parla oggigiorno furono preceduti dai lager dei Savoia! ). Tutto ciò ebbe effetti catastrofici per l’ intero Regno delle Due Sicilie.
La storiografia risorgimentale liquidò con poche parole, distorcendola, questa immane tragedia che si abbattè pesantemente sull’innocente popolazione del Sud e che, appunto, minimizzò; al contrario amplificò normali o modesti risultati, addirittura si inventò episodi per magnificare i Savoia e i loro seguaci. Il Risorgimento presentato trionfalmente come periodo nobile, glorioso, ecc. ecc. a tutte le genti dell’Italia unificata, fu invece infarcito di innumerevoli falsità secondo la volontà del potere dominante per nascondere le gravissime lacune e i gravissimi errori commessi a danno delle regioni del Sud. Esse, infatti, furono costrette a pagare il prezzo più alto in termini di morti e di distruzioni per l’unificazione, senza ricevere alcun beneficio. Anzi come se tutto ciò non fosse bastato, furono anche depredate e depauperate; infine si tentò anche di cancellare parte della loro storia.
Ciò è emerso dai numerosi documenti rimasti nascosti con omertà fino a tempi recenti e solo dopo il 1946, anno che segnò finalmente la fine della monarchia dei Savoia, fu possibile portarli alla luce liberamente; altri documenti furono scoperti attraverso l’opera encomiabile di molti ricercatori. Ad esempio, importantissima fu la scoperta di molti documenti rimasti abbandonati fino a cinquant’anni fa nei sotterranei del Parlamento. Questi documenti riportano infinite notizie delle commissioni di inchiesta dell’ epoca sulla guerra civile che la nuova classe dirigente piemontese di allora chiamò volutamente e sprezzantemente “lotta al brigantaggio” volendo dare a intendere che quella era una lotta contro la delinquenza e quindi legittima! Ma tanti e tanti altri documenti sono venuti alla luce: grazie a quest’ opera di ricerca paziente, è possibile una ricostruzione della Verità storica sul processo di unificazione del nostro Paese, altro che retorica risorgimentale! I nostri libri di storia relativi a quel periodo sono zeppi di bugie e deformazioni e generazioni e generazioni di alunni sono state formate con testi lacunosi. Esse ovviamente non potevano dubitare della verità dei vincitori: le voci dei vinti erano state minimizzate, boicottate, ignorate E ancora oggi si persevera con lo stesso sistema: infatti nel recente meeting di Comunione e Liberazione di Rimini è avvenuto un fatto sconcertante, sconcertante perché all’inizio del terzo millennio e con le inoppugnabili rivelazioni che sono emerse, i soliti professoroni hanno protestato, perché i ragazzi di quest’Associazione volevano allestire, a ricordo, una mostra presentando i “briganti” meridionali giustamente come partigiani in ossequio alla verità storica: ma ciò non era gradito a questi professoroni! E’ il solito sistema dei due pesi e due misure di questi meschini che intendono negare l’evidenza dei fatti, pur di non riconoscere i loro errori.
Così hanno tentato pomposamente di farci credere che l’Italia è stata “fatta con le tre guerre di indipendenza e con l’impresa di Garibaldi, stravedendo dappertutto atti eroici e vittorie memorabili da parte degli eserciti piemontesi e dei garibaldini”. Anche le sconfitte sono state raccontate in modo tale da non sembrare vere e proprie sconfitte. “Nel 1859 il re di Sardegna, alleato con i Francesi, toglie la Lombardia all’Austria; Garibaldi con la sua marcia trionfale da Marsala a Napoli libera il Sud dalla tirannide borbonica” e tante altre amenità, come la beffa dei plebisciti; l ’unificazione venne poi completata nel 1870 con la facile conquista dello Stato Pontificio e di Roma con una guerra non dichiarata. Ciò è quello che molto schematicamente e in estrema sintesi hanno sempre raccontato: da una parte tutti i buoni (garibaldini e piemontesi), dall’altra tutti i cattivi ( Borboni e meridionali). Vecchia abitudine dei Savoia era quella di appoggiarsi opportunisticamente ora a questo sovrano ora a quello per raggiungere il proprio tornaconto, cioè ampliare quel loro piccolo regno appollaiato sulle Alpi. Così nel corso del tempo era avvenuto che vecchi nemici erano diventati i nuovi alleati e viceversa a seconda delle circostanze. L’ ampliamento del proprio regno sarebbe dovuto avvenire a qualunque costo ricorrendo ad ogni mezzo.
Ciò avvenne anche durante il Risorgimento: ottennero ciò che volevano con il contributo determinante militare della Francia e della Prussia e finanziario dell’Inghilterra e con l’intrigo, la corruzione, la prepotenza, insomma con tutti i mezzi possibili; corruppero letteralmente con denaro soprattutto inglese, gli ufficiali borbonici, inducendoli così al tradimento. Solo la prima guerra d’indipendenza fu condotta da Carlo Alberto con la forza delle armi e si concluse con un disastro e l’abdicazione in favore del figlio. Per cercare di capire meglio le vicende di quel periodo, bisogna fare dei passi indietro. Quella dell’unificazione dell’ Italia era una questione antica, ne aveva già parlato Dante nel Trecento nel suo “De vulgari eloquentia” e prima o poi doveva essere risolta. L’Illuminismo, la Rivoluzione francese e Napoleone poi avevano portato nuove idee che ebbero diffusione nei ceti più abbienti e colti, mentre la quasi totalità della popolazione era rimasta nell’ignoranza e nell’indifferenza.
Quindi le idee di indipendenza, libertà, nazionalità, uguaglianza ecc. erano “patrimonio” della classe benestante e colta, una ristretta minoranza; la stragrande maggioranza della popolazione aveva il problema pressante del vivere quotidiano, di lavorare, il pane non bastava mai, inoltre bisognava pagare le tasse… I primi movimenti insurrezionali furono perciò organizzati e sostenuti da pochi intellettuali e ufficiali con scarso seguito delle popolazioni e quindi destinati sostanzialmente al fallimento per le reazioni dei governanti. Nel Regno delle Due Sicilie ad essi si opposero anche i contadini, allora ancora estranei all’idea di unificazione e ciò avvenne sia con i Fratelli Bandiera catturati e fucilati nel 1844 presso Cosenza, sia con Carlo Pisacane che si uccise alla presenza di una folla inferocita di contadini a lui ostili nel 1857 presso Sapri (Salerno). Evidentemente i tempi non erano ancora maturi per l’unificazione. Il rivedere con occhio imparziale gli eventi più significativi che precedettero la conquista e la rovina delle regioni del Sud può contribuire a capire la storia del Risorgimento e quindi la storia contemporanea. (3- continua)
Vai alla rubrica "QUANDO IL SUD ERA IL NORD - le bugie deil Risorgimento (clicca qui) |