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Riparte il carrozzone dell’Associazione Diaspora Petilina, che ormai da sette anni, a Roma, si prefigge lo scopo di aggregare i petilini e quelli che con i petilini hanno un legame di qualsiasi natura: lavorativo, sentimentale, parentale o di semplice conoscenza…
Sabato 21 novembre si aprirà il sipario sul secondo lavoro del gruppo teatrale dell’Associazione, “il figlio del mercante”, e per l’occasione abbiamo fatto visita alla comitiva durante le prove dello spettacolo.
Come di consueto, alle ore 20 del venerdì, il Presidente dell’Associazione, l’avvocato Luigi Parise, arriva puntuale davanti alla sede, un accogliente locale in Via Prenestina. Aperta la serranda d’ingresso, iniziano pian piano ad arrivare gli attori, e la prova del fatto che la compagnia della Diaspora è amatoriale la si ha in questo momento, quando prima di iniziare ed aspettando i ritardatari, ognuno direttamente dalla propria attività quotidiana, propone un avvenimento della giornata degno di essere raccontato e condiviso, che sia positivo o negativo. Fra gli attori troviamo studenti, liberi professionisti, impiegati e pensionati, e da queste battute emergono differenze e similitudini, peculiarità che solamente chi vive a chilometri di distanza dalla propria terra può esprimere e capire, che siano riferiti alla difficoltà di adattamento ed ai sacrifici tipici di chi si ritrova a vent’anni lontano dalla famiglia, o alla nostalgia di chi ormai da una vita ha imparato a convivere con questo sentimento.
Ed è così che in questa realtà più che in ogni altra, le “prove” di uno spettacolo diventano un momento di incontro e di confronto, sul profilo umano prima che su ogni altro.
E scopriamo che il punto forte di questo insieme di persone disomogeneo, unito dalla voglia di stare insieme e di aggregare, è questo: ognuno di loro, sul palcoscenico, cerca di esprimere con l’arte del teatro, con i gesti e con le parole, i sentimenti di amore e di nostalgia per la terra madre, e lo fanno esaltando quelle battute e quelle situazioni tipiche dei paesini del nostro sud.
Assistendo alle prove dello spettacolo ci si accorge, in maniera abbastanza esplicita, di come tutto sia studiato per poter offrire allo spettatore il massimo, avendo riguardo a migliorarsi sempre più. Loro hanno scelto di recitare in vernacolo perché la loro missione non è far ridere il pubblico, ma farlo sorridere, il loro lavoro è plasmato per essere rappresentato in quei teatri, lontani dalla Calabria, capaci di contenere un pubblico disposto ad essere teletrasportato, nel tempo e nello spazio, in una realtà tanto cara quanto lontana; ad ogni singolo spettatore viene offerta una quarta dimensione, in cui si può immergere nella scena e rivivere, per una serata, quel clima familiare ormai lontano.
Ogni particolare è curato avendo riguardo alla particolarità del loro pubblico, che è un pubblico di emigrati, o di persone che con i “nostri” emigrati hanno un qualche legame… ma questo lo abbiamo detto già.
Il loro esperimento, partito qualche hanno fa, ha trovato pieno riscontro nei 26 mesi precedenti, quando hanno portato in giro per l’Italia il loro primo spettacolo, “U Zaraffa s’è ammugghjiatu e mutenne…”, calcando i palcoscenici delle principali città italiane con una serie di fortunate repliche, iniziando sempre, per tradizione, con la prova generale a Roma in giugno, la prima generale a Petilia in agosto ed il debutto vero e proprio in autunno, da Roma verso altre destinazioni…
Certamente, ci dicono gli attori, è difficile spiegare cosa si prova a recitare in dialetto in città come Genova, Milano, Roma ed altre, ma forse molto più difficile è, per noi, tentare di descrivere ciò che si prova ad assistere a questi spettacoli, di sentire la platea pulsare di sensazioni e di sentimenti, di amicizia e di familiarità, in una bolla magica che per una serata ci isola da quel solito anonimato cui ci costringe la città, che ignara di tutto continua, all’esterno, il suo incessante moto fatto di caotico egocentrismo.
Terminate le prove, ci diamo appuntamento col gruppo per la prima a Roma, sabato 21 novembre alle ore 20.30 al Teatro San Giustino in viale Alessandrino n.144.
Noi saremo li a raccontarvi cosa succederà.
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